Forse non tutti sanno che… (piccola lezione semiseria di storia del costume e dell’arte)

gorgièra s. f. [dal fr. ant. gorgiere, der. di gorge «gola, gorgia»]. – 1. Nelle armature antiche, sinon. di goletta; anche, il pezzo di tela imbottita che, nella scherma, si applica sotto la maschera per proteggere il collo durante l’incontro. 2. a. Nell’abbigliamento femminile medievale, striscia di tela che fasciava il collo e il mento. b. Nei costumi maschili e femminili dei sec. 16° e 17°, collaretto di lino o di pizzo increspato a fitti cannelli che circondava il collo salendo fino alla nuca.

Si diffuse nel Cinquecento, entrando a far parte dell'abbigliamento aristocratico maschile e femminile. L'origine è incerta: alcuni sostengono che fu Caterina de' Medici che la introdusse alla corte di Francia, portandola dall'Italia; secondo altre fonti l'uso si deve ad influenze spagnole o fiamminghe. A noi, ovviamente, piace pensare che ci fosse, già allora, un forte influsso nella moda, da parte dell’Italia: Caterina, donna di carisma e di potere, può ben essere considerata una “influencer” ante litteram.

All'inizio, essendo la gorgiera increspata a linee divergenti, come le foglie del cespo, era anche detta, scherzosamente, lattuga ed era tutt'uno con la camicia bianca, che era pure dotata di polsini arricciati. La comparsa della gorgiera, insaldata con amido, era comunque collegata con la moda degli abiti molto accollati. Verso la metà del secolo la sua misura aumentò notevolmente, fino ad arrivare, verso la fine del Cinquecento, a monumentali "ruote" in lino finissimo o totalmente in merletto.

Ormai staccata dalla camicia, la gorgiera italiana si avvalse della maestria delle merlettaie veneziane che crearono veri e propri capolavori ad ago o a tombolo: artigianato antico, che ancora crea, dopo secoli, meraviglie finissime.

Tuttavia questo colletto era quanto mai scomodo. La testa si presentava su un grande piatto di lino pieghettato che irrigidiva ogni movimento, tanto più che cannucce nascoste lo tenevano in forma e lo rialzavano sulla nuca. Diffusasi in tutta Europa nella seconda metà del 1500, verso il 1580 raggiungerà tali dimensioni, che sotto Filippo IV re di Spagna, venne emanata una Legge che ne vietava l'uso.

Con l'avvento dei colli a bavera, ossia dei grandi colletti quadrati di pizzo di moda in Italia attorno al 1630 che si adagiavano morbidamente sulle spalle, ed erano senza dubbio più pratici e “umani”, la moda della gorgiera scomparve, ma in Germania e nelle Fiandre, sotto il nome di «Duttenkragen», scomparirà solo dopo l'inizio del XVIII secolo.

La gorgiera ha anche nobilissimi riferimenti letterari:

«Tu hai da lato quel di Beccheria, a cui segò fiorenza la gorgiera». (Dante, Inferno, 32) «A mezzogiorno, il palazzo brulicava di signori d'ogni età e d'ogni sesso: era un girare, un rimescolarsi di cappe, d'alte penne, di durlindane pendenti, un muoversi librato di gorgiere inamidate e crespe, uno strascico intralciato di rabescate zimarre». (Manzoni - I Promessi Sposi - Capitolo quarto).

Fonte di ispirazione, quindi, sia letteraria che pittorica e, con quelle onde sinuose e pieghe ricche, fonte di ispirazione anche per noi, a partire dalle tele di Van Dyck.

Certo, non per riproporre un colletto ingombrante e importabile, ai giorni nostri, ma per richiamare una suggestione e rileggerla in chiave contemporanea, come negli anelli creati da Cristina Serafini Sauli, che è riuscita a riprodurre magistralmente l’idea di un merletto in un gioiello in bronzo.

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